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L'Europa a difesa della donne

Quali sono le attività legislative contro la violenza sulle donne a livello europeo e come possiamo intervenire sul tessuto connettivo che alimenta questa stessa violenza? Ne parliamo con Clara Mavellia, fondatrice del Cultural Entrepreneurship Institute Berlin.

di Enzo Argante

 

L’Europa a difesa delle donne. Siamo con Clara Mavellia, ci vuoi dire raccontare tu di più?

Buongiorno e grazie per l'invito. Mi chiamo Clara Mavellia e nel 2010 qui a Berlino ho fondato il Cultural Entrepreneurship Institute e poi nel 2017 e EU Women. 

 

La violenza sulle donne non è solo un problema italiana. Anzi, il nord Europa è in testa alle peggiori classifiche. Come mai?

La violenza contro le donne è un problema globale, che dipende dalla maggiore o minore incidenza della cultura patriarcale in un determinato paese. Se va bene, hai un padre, marito, fratello illuminato, altrimenti sono dolori. Per quanto riguarda il Nord Europa, analizzando le statistiche si rileva che la Svezia ha sì un alto numero di casi di violenza contro le donne, ma questo è dovuto alla definizione restrittiva del concetto di violenza sessuale nella legislazione svedese. Infatti, dal 2018 il sesso è consentito solo con il consenso esplicito di tutte le parti coinvolte, altrimenti è un reato penale. Non solo, si denuncia più spesso. Vorrei anche menzionare una legge che dal 1999 regola la prostituzione in Svezia e criminalizza l'acquisto di servizi sessuali. La vendita di servizi sessuali, invece, non è più un reato. Con il cambiamento delle norme, la domanda di servizi sessuali è diminuita ed è diminuita anche l'attrattiva della Svezia per i trafficanti di esseri umani. L'Interpol descrive la Svezia come un mercato molto pericoloso, quindi questo approccio è stato adottato anche dalla Norvegia, la Francia, il Canada e l'Irlanda. Poi se rimaniamo a Nord, l'Islanda è da molti anni il paese più sicuro per le donne. 

 

Anche l’UE si sta muovendo a difesa delle donne. Anche tu hai fondato proprio EU Women.

Proprio il primo ottobre di quest'anno (2023, ndr) in Europa è entrata in vigore la Convenzione sulla prevenzione alla lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, meglio nota come Convenzione di Istanbul perché in una prima fase era stata firmata nel 2011 in un incontro a Istanbul. Poi la Turchia, cioè Erdogan, ha ritirato l'adesione. Vorrei anche precisare che il partito di Salvini e quello di Meloni durante la ratifica che c'è stata a maggio di quest'anno si sono astenuti o addirittura hanno votato contro la convenzione. È importante perché è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro normativo completo a tutela delle donne. Infatti, tutti gli atti e le minacce che provocano sofferenza fisica, psicologica, sessuale ed economica rientrano nella definizione di violenza di genere. La Convenzione, inoltre, stabilisce un legame chiarissimo tra l'obiettivo della parità tra i sessi e quello dell'eliminazione della violenza nei confronti delle donne. In più l'8 marzo la Commissione Europea ha adottato anche una proposta di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica che integra la Convenzione di Istanbul perché include la violenza informatica, cioè la violenza online, parliamo di cyber stalking, di diffusione di foto improprie e include anche, però, sanzioni penali e la prescrizione. Questo significa che l'adozione della direttiva consentirà un controllo legale della sua corretta attuazione negli Stati membri, la protezione legale contro la violenza di genere e sembra, quindi, procedere a livello europeo, ma allo stesso tempo bisogna dire che la violenza contro le donne, la violenza domestica, così come la violenza online di genere sono in aumento in tutta Europa, per cui si spera che il Parlamento Europeo prosegua e concluda rapidamente i negoziati sulla proposta di direttiva e possa approvarla al più presto. O comunque prima delle elezioni europee. 

Abbiamo fondato EU Women all'inizio del 2017, dopo lo shock dell’elezione di Trump negli Stati Uniti. Infatti era già chiaro allora che populisti e dittatori fondamentalisti come Berlusconi Trump e così via si erano messi in moto contro la democrazia dei diritti umani e delle donne e si temeva già allora che Salvini e i suoi alleati potessero dominare l'Europa. Politici tossici che rappresentano e supportano una cultura patriarcale retrograda in cui domina una mascolinità tossica arcaica e primitiva. In Italia non è un caso che due figli di politici populisti e di destra siano stati denunciati per stupro. Con EU Women abbiamo organizzato per due anni la Marcia delle donne europee a qui a Berlino presso la Porta di Brandeburgo, invitando donne e uomini che stimano le donne a votare per partiti democratici alle scorse elezioni europee, ma naturalmente invitiamo anche l'anno prossimo a votare. Durante la pandemia abbiamo poi lanciato su YouTube un laboratorio di scrittura creativa per raccogliere le storie di donne che vivono in Europa. Infatti tuttora la storia e le storie dominanti in Internet sono quelle di uomini. 

 

C’è una struttura patriarcale, il tessuto connettivo che alimenta la violenza: dalle imprese che pagano di meno la donna, al tetto di cristallo che limita le performance. Qui l’Italia forse è più isolata in Europa.

La struttura patriarcale determina la relazione di potere altamente gerarchica tra donne e uomini in tutti gli ambiti. Nella retribuzione, infatti, abbiamo il Gender Pay Gap, ossia le donne vengono pagate di meno degli uomini a parità di qualifiche e posizioni. Nel linguaggio, ad esempio, si usa il maschile generico: si parla di italiani, si parla di consumatori. Nella medicina i farmaci vengono testati sugli uomini, i sintomi di malattie non vengono differenziati, anche se ormai sappiamo che il sintomo per l'infarto nella donna è piuttosto il mal di stomaco, mentre nell'uomo viene male al braccio sinistro. Anche nella storia si racconta di guerrieri, condottieri ed esploratori. Nella ricerca scientifica spesso gli uomini si appropriano delle idee, dei risultati delle donne e poi anche nello sport, nella religione, nella politica, nella musica, nell'arte, in tutte le posizioni di leadership. E questo vale sia in senso sincronico che in senso diacronico. Per l'Italia voglio citare solo un numero: nel 2022 42.000 donne hanno lasciato il posto di lavoro perché sono diventate madri e mancano gli asili e la scuola a tempo pieno. Questo, in una fase storica in cui manca forza lavoro qualificata, è davvero impressionante. Se poi si guarda il programma di tante conferenze, i relatori sono quasi sempre uomini. Le donne sono al massimo le moderatrici. Insomma, le donne contribuiscono al buon funzionamento della società con il lavoro di cura verso bambini, anziani, malati, invece di venire apprezzate e premiate vengono criticate, maltrattate, abusate, pagate meno, hanno meno privilegi, meno riconoscimenti e anche meno pensioni, quindi sono più povere, mentre gli uomini ricoprono posizioni di potere e decidono chi e cosa finanziare. Naturalmente non dimentichiamo la sessualità. Anche nella sessualità, in particolare, si riflette la gerarchia del patriarcato. Tuttora il maschio è cacciatore e la donna preda. Purtroppo poi, al giorno d'oggi, l'educazione sessuale avviene tramite i porno e su Internet, che mostrano una sessualità distorta, assurda in cui le donne sono ridotte a semplici oggetti per l'uso e l'abuso da parte degli uomini e la narrazione ruota attorno al piacere del maschio come unico obiettivo dell'attività sessuale. 

 

Parliamo dell’istituto a Berlino e della relazione tra filosofia, economia, etica e business che ne contraddistinguono l’attività.

Nel 2010 abbiamo fondato l'istituto per l'imprenditoria culturale, che in realtà però ha un significato diverso in italiano. Infatti, entrepreneurship qui al nord Europa ha più questa accezione di un’imprenditoria che non massimizza i profitti ma  piuttosto risolve i problemi sociali o valorizza la cultura. Quando noi abbiamo cominciato l'obiettivo era quello di avviare un'interazione tra filosofia ed economia, infatti io sono sia economista che filosofa, e non solo, volevamo anche ispirare chi produce cultura a diventare imprenditore o imprenditrice perché è importante che anche chi produce cultura abbia un introito decoroso. Sappiamo che produrre cultura è importantissimo e più tardi nella pandemia ci siamo resi conto quanto sia importante. Ma anche nel passato, pensiamo alla musica di Mozart, che doveva piegarsi per avere i finanziamenti per produrre la sua musica meravigliosa e tuttora la città di Salisburgo vive dei proventi di quella musica e chissà anche quanta musica non è stata composta perché non ha avuto tempo, non ha avuto finanziamenti. Per cui investire nella cultura è importante e, come detto, l'etica ci è sembrata una risorsa adatta a consentire una vita buona per le persone e per il Pianeta perché è umana, inesauribile e allo stesso tempo produce reddito. Infatti al giorno d'oggi si ritiene il capitale finanziario importante, ma sta diventando sempre più chiaro quanto sia importante anche il capitale sociale, culturale ed ecologico. I progetti del nostro Istituto, infatti, mostrano come i profitti possono essere generati con un approccio etico, ma non massimizzati e inoltre che l'etica dei valori umanistici, cioè la libertà, la giustizia, i diritti delle donne, i diritti umani rafforzano la democrazia perché possono essere realizzati solo in un ordine democratico. Attraverso gli studi, lo scambio di idee e le esperienze ci siamo resi conto di un'altra risorsa cruciale che viene spesso sprecata: il fattore femminista. Infatti innumerevoli indicatori e studi dimostrano come le donne guidano l'innovazione, migliorano le prestazioni, sono attente all’ecologia e molto altro ancora. Per cui il potenziale delle donne non deve essere sprecato perché si tratta non solo di ingiustizia sociale, l'ingiustizia di genere esiste da quando le strutture patriarcali hanno dominato il mondo e i privilegi della mascolinità sono in contrasto con la giustizia. La mascolinità tradizionale danneggia tutti, le donne, la società e gli uomini stessi. Infatti, questa mascolinità deve costantemente riaffermarsi, fisicamente e mentalmente, al lavoro e a casa, fino poi al burn out e alla depressione, ma non solo. Il maggior numero di suicidi avviene tra gli uomini. Infatti, un uomo deve essere sempre disposto a rischiare, a essere potente, e già da bambini si viene educati in modo diverso e a soddisfare aspettative specifiche. Naturalmente gli uomini ottengono dei privilegi automaticamente e la carriera e la vita quotidiana diventano più facili. Libertà quindi giustizia nella società significa mettere in discussione questi privilegi e se necessario eliminarli. L'obiettivo è riconoscere il femminismo come un fattore positivo per tutti, donne e uomini, e smettere di sprecare il suo potenziale. È importante applicare il fattore femminista in tutti i settori e le discipline per noi importanti.