Negli ultimi giorni, si è diffusa la notizia sul coinvolgimento dei servizi in pratiche di dossieraggio, con particolare attenzione al caso di Report e alle richieste di aiuto rivolte da Equalize a Sigfrido Ranucci per mettere a rischio la reputazione di alcune persone (Fonte: L'Unità).
Il fenomeno del dossieraggio negli ultimi mesi è entrato al centro del dibattito, nonostante sia sempre stasto nelle dinamiche della nostra storia. In questo intervento discuto insieme all'esperto Alessandro Curioni - giornalista, docente universitario e autore di saggi di successo di cui l'ultimo "Hacker. Storie di Uomini e Macchine" - le ragioni che alimentano questo fenomeno, i suoi sviluppi e le possibili soluzioni a livello normativo e sociale.
di Marco Santarelli
Alessandro, è sempre un piacere parlare con te! Parliamo spesso di privacy e sicurezza, e ogni volta possiamo approfondire argomenti nuovi, differenti e sempre da prospettive diverse. Oggi approfondiamo un argomento caldo, la questione del dossieraggio. È un fenomeno di cui sentiamo parlare spesso, ma raramente ci rendiamo conto di quanto sia presente nella vita di tutti i giorni.
Il dossieraggio, e quindi la raccolta non autorizzata di informazioni sensibili, sta diventando un fenomeno senza dubbio sempre più diffuso, come i fatti della scorsa settimana ci insegnano. Tu sei un esperto in questo ambito, e potrai sicuramente darci un punto di vista trasversale e competente, ti chiedo perciò quali sono, a parer tuo, le principali ragioni che lo alimentano e in che misura sono coinvolti i servizi.
Curioni: Grazie, Marco. Oggi il dossieraggio non è più solo una questione da spionaggio, ma una parte integrata del nostro modo di vivere. Diciamo che è una pratica che riflette un’evoluzione naturale della nostra società e della tecnologia. Viviamo in un’infosfera, come direbbe Floridi, dove l'informazione è potere. Non sorprende che oggi si raccolgano informazioni di ogni genere: dai dati personali a quelli aziendali, spesso per ottenere vantaggi competitivi, manipolare opinioni o, nel peggiore dei casi, danneggiare un avversario. Pensa a un “supermarket dell'informazione riservata,” un mercato fiorente dove le informazioni sensibili vengono scambiate come una merce.
Per quanto riguarda il coinvolgimento dei servizi, probabilmente alcuni esponenti sono coinvolti per interessi personali, ma sarà l’inchiesta che stanno portando avanti a dircelo chiaramente.
Sono d’accordo, ad oggi la raccolta di informazione è divenuta talmente centrale…ciò mi fa pensare al concetto di controllo sociale messi in atto nel Panopticon di Bentham e all’idea di sorveglianza descritta da Foucault.
Curioni: Esattamente, ed è proprio per questo che in realtà non parliamo più di capitalismo dell’informazione, quanto piuttosto di capitalismo della sorveglianza. Il Panopticon si è evoluto: ad oggi la prigione è sociale, ma soprattutto digitale. La sorveglianza c’è ancora ovviamente, ma viene messa in secondo piano e diventa strumento per analizzare, profilare e soprattutto influenzare. Attraverso i metadati, si ottengono visioni dettagliate dei nostri comportamenti e delle nostre opinioni, e la sorveglianza è ormai un "laboratorio" che mira a controllare chi siamo e cosa pensiamo.
E ovviamente, questa sorveglianza e in seguito analisi e profilazione viene messa soprattutto in atto dalle grandi aziende tecnologiche, dai cosiddetti GAFAM. In questo senso mi viene in mente il libro di Harari “Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall'età della pietra all'IA”, che esplora il ruolo dell'informazione nel tempo. Oggi non è più l'informazione in sé a rappresentare "l'oro contemporaneo", quanto piuttosto la capacità di interpretarla e di profilare le persone. Questo processo sembra allontanarci sempre di più da quell'arte di cui parla Arthur Conan Doyle in Sherlock Holmes: la deduzione e la capacità critica.
Curioni: Sì, quelli che vengono definiti anche come "meta-Stati", termine quanto mai appropriato. Queste entità private, come Google, Microsoft o Meta, posseggono quantità di dati senza precedenti, e questo dona loro un potere paragonabile a quello di uno Stato.
La profilazione, che un tempo era esclusiva di agenzie governative, è ora diventata una pratica quotidiana per queste aziende, con implicazioni etiche e sociali profonde. Oggi, ci affidiamo sempre più ai dati e ai sistemi algoritmici per prendere decisioni, perdendo l'abitudine – e forse anche l'abilità – di riflettere autonomamente.
Gli Stati tradizionali faticano a gestire questa sfida, e così si è avviata una "guerra normativa" per limitare questi colossi. In Europa, per esempio, vediamo normative che puntano a difendere i diritti dei cittadini contro queste forme di controllo. Negli Stati Uniti, invece, il rapporto tra potere politico e corporate è più complesso, più intrecciato.
Credo infatti che ad oggi sia fondamentale, proprio attraverso le norme, tentare di trovare un equilibrio tra l'interesse pubblico e il diritto alla privacy; allo stesso tempo si tratta di un processo lungo, complesso, e in continuo divenire, anche vista la staticità della legge e la velocità di innovazione delle tecnologie e delle aziende GAFAM.
Curioni: Hai ragione, le normative sono cruciali, ma come hai detto arrivano in ritardo rispetto alla tecnologia. Dovremmo puntare su leggi che distinguano tra le esigenze di sicurezza nazionale e le esigenze di controllo sociale, che oggi sono indistinguibili per molti. Anche la legge 27101 potrebbe essere ampliata per fare chiarezza tra controllo sociale e sicurezza.
Sicuramente riuscire a sviluppare leggi e normative adeguate è una delle sfide per quanto riguarda il futuro, forse per certi versi una delle più complesse…tu cosa ne pensi? Qual è il punto fondamentale su cui dovremmo focalizzarci pensando al futuro di sicurezza, informazione e tecnologia?
Curioni: La vera sfida sarà riuscire a gestire la tecnologia senza lasciarcene sopraffare. Senza consapevolezza, rischiamo di trasformarla in un’arma contro noi stessi. Pensa all’incidente del 1983, quando un ufficiale sovietico evitò per poco una guerra nucleare, ignorando un falso allarme di attacco missilistico. Se al suo posto ci fosse stata una IA, la storia sarebbe finita diversamente. Per questo l'intelligenza artificiale ha bisogno di essere governata con criterio e sensibilità umana.
Si, la tecnologia non può e non potrà mai prescindere dalla presenza umana, dall’approccio sociologico e filosofico, e a parer mio, l’intelligence e la cybersecurity dovranno tener conto della necessità di tenere insieme questi due ambiti, che sembrano così lontani l’un l’altro, ma la cui connessione, è divenuta ormai imprescindibile.
Curioni: Assolutamente. Gli ingegneri da soli non possono cogliere le complessità etiche dell’AI; servono anche filosofi e umanisti. Senza di loro, rischiamo di creare strumenti pericolosi e di perdere la nostra capacità di comprendere il contesto umano ed etico. Viviamo in un mondo in cui i confini tra sicurezza fisica e digitale sono sempre più sfumati, ed è necessario un approccio olistico. Bisogna considerare le interconnessioni tra tecnologia, esseri umani, mondo fisico e mondo digitale per evitare rischi in un sistema sempre più iperconnesso.
Diciamo quindi che integrare la componente umana può essere l’unico antidoto alla tendenza ipertecnologica che stanno prendendo moltissimi settori in questo periodo storico. Solo la mente umana sa dare significato e considerare le implicazioni morali. L'uomo deve restare il filtro critico, creando un equilibrio tra progresso e responsabilità.
Curioni: Esattamente, senza questo bilanciamento, non sarà possibile gestire le continue innovazioni. Allo stesso tempo, è necessario che venga posto il focus sulla sensibilizzazione e sulla formazione, messe in atto non solo dalla famiglia, ma anche da altre agenzie di socializzazione. La mancanza di consapevolezza rischia di rendere gli individui vulnerabili agli abusi, aggravata dal fatto che ci hanno regalato tutti delle interfacce sempre più semplificate, portando a una pigrizia nell’imparare e a una scarsa comprensione del funzionamento della tecnologia.
Alessandro, grazie mille per questo approfondimento. Sono certo che molte persone troveranno nei tuoi spunti, così come nel tuo ultimo libro “Hacker. Storie di uomini e macchine” edito da Chiarelettere una guida preziosa per navigare questo mondo tecnologico in evoluzione.
Curioni: Grazie a te, Marco. È sempre un piacere portare questi temi a un pubblico più ampio. Alla prossima!
